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Il prefetto Valentini lascia Napoli dopo due anni: l’impegno per una nuova narrazione della città

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«Lo Stato è presente ed è stato messo in campo un modello di sicurezza avanzato»

Sono passati poco meno di due anni da quando il prefetto Marco Valentini è giunto a Napoli. Da allora, un impegno senza sosta per demolire l’ipoteca camorristica sulla città, sostenere la parte maggioritaria dei cittadini che danno luce al capoluogo partenopeo, aiutare chi opera con grande senso di civiltà e comunità come le strutture del terzo settore, «le prime in Italia, un pregio per Napoli».

Prima di tutto, l’attività costante nel costruire una nuova narrazione della città, con azioni concrete, visibili: rimossi 50 altarini della camorra e non pochi murales che inneggiavano ai baby criminali, firmate 150 interdittive antimafia nei confronti di imprese pronte a mettere le mani sui capitali in arrivo con il recovery fund, ritirate dal commercio le magliette con la scritta “Camorra”, realizzata una casa per donne vittime di violenza ad Afragola.

«Non basta arrestare», ha dichiarato, ieri, Valentini nel corso della conferenza stampa di saluti in occasione del suo pensionamento, «ci sono comportamenti in questa città che vanno contrastati per fare seriamente lotta ad una delle organizzazioni criminali più grandi al mondo che coinvolge i giovani con la droga ed entra nei cicli di produzione».

Ma qui, lo Stato, c’è, racconta il prefetto. E’ stato messo in campo un modello di sicurezza avanzato che prevede il coinvolgimento di scuole, imprese, istituzioni. Un progetto di videosorveglianza che ingloba anche la rete di telecamere private. E poi tanta attività di intelligence e analisi. «Serve più sicurezza, e per questo è al lavoro un osservatorio che coinvolge anche il mondo universitario e che a breve ci fornirà i risultati sul perché ci siano tanti giovani armati. La sicurezza, tuttavia, investe più soggetti, e solo grazie all’interazione di tutte le parti in campo – famiglie, scuola, rete associativa, e Forze dell’ordine – metteremo a punto nuove strategie. Bisogna incidere su un nuovo modello di cultura civile e sociale».

«C’è una particolare attitudine della camorra a farsi impresa e a riciclare denaro», ha proseguito. «Stiamo ricostruendo anche il fenomeno della diffusione delle armi. E mi piace ricordare il lavoro sui beni confiscati: su tutti Palazzo Fienga, fortino dei Gionta a Torre Annunziata, che ospiterà gli uffici delle Forze di polizia».

Giunto al termine del su incarico, Valentini si dice preoccupato del dato sui comuni sciolti per mafia, soprattutto nell’area Vesuviana e a nord di Napoli: «Abbiamo ritrovato negli enti locali gli stessi amministratori a distanza di 20 anni dallo scioglimento. Mi auguro che si formi una nuova classe dirigente, credibile e orgogliosa del mandato verso i cittadini. Un comune che funziona bene è il miglior antidoto alla criminalità organizzata».

La camorra, racconta, infine, il prefetto, «svia l’azione amministrativa, diffonde la droga in una maniera disastrosa raggiungendo sempre più giovani e giovanissimi. I suoi capitali entrano in tutti i più importanti cicli di produzione: appalti, rifiuti, sistema economico e produttivo. Demolire questa ipoteca che porta povertà alla città, una povertà culturale ed economica, è una precondizione per la forza e lo sviluppo di Napoli negli anni futuri».

Un saluto particolare, al termine della conferenza, lo rivolge agli operai della Whirlpool «la cui vertenza occupazionale lascia finalmente ben sperare. Auspico che la tutela del lavoro diventi un nuovo modello economico e di sviluppo».


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